mercoledì 4 marzo 2026

Eros, un demone dalla duplice natura


Nel Simposio, Socrate racconta ciò che gli insegnò Diotima, una sacerdotessa di Mantinea, sul significato e la natura di Eros, l’Amore. Eros non è né un dio né un uomo, ma un demone intermedio che sta a metà tra mortale e immortale. La sua funzione è quella di mettere in comunicazione gli uomini con gli dei, trasmettendo agli dei le richieste e i desideri degli uomini, e agli uomini i doni e i messaggi degli dei.
Il mito dei suoi genitori spiega la sua duplice natura: Penia (Povertà), madre, gli conferisce bisogno, desiderio e privazioni; Poro (Espediente), padre, gli dà audacia, intraprendenza e capacità di ingegno. Per questo Eros è simultaneamente povero e risoluto, mai completamente ricco né completamente privo, e incarna la tensione tra mancanza e aspirazione. La nascita di Eros coincide con quella di Afrodite, dea della bellezza, e per questo il demone diventa naturalmente amante del bello.
Eros è anche un filosofo, nel senso che ama la conoscenza e sta a metà strada tra il sapiente e l’ignorante. I sapienti non desiderano più nulla perché possiedono già la verità; gli ignoranti non aspirano alla saggezza perché non sentono di mancarne. Eros, invece, desidera ciò che non possiede: la bellezza, la sapienza, la perfezione. Questo amore per il bello avvia l’anima alla conoscenza, facendo percepire nel mondo sensibile riflessi della Bellezza ideale, come Platone descrive anche nel Fedro.
In questo senso, l’amore e la filosofia hanno la stessa radice: riconoscere la propria mancanza e cercare ciò che è più alto e perfetto. L’amore per la bellezza fisica è l’inizio di un percorso che conduce a contemplare altre bellezze, altre virtù, e infine alla verità. Amare significa accorgersi di essere incompleti e desiderare di colmare questa mancanza, così come filosofare significa cercare la conoscenza e la saggezza che ancora non si possiedono.

La follia amorosa e i suoi effetti sull’anima


Nel Fedro, Platone descrive la follia amorosa come un’esperienza che coinvolge profondamente l’anima. La bellezza è la forma ideale più luminosa e amabile, percepibile dai sensi soprattutto con la vista, e riflette la perfezione che l’anima ha contemplato prima di incarnarsi nel corpo. Chi riesce a riconoscerla sulla terra, cioè chi ha un’anima purificata o “iniziata”, prova stupore e rispetto: l’amato diventa simbolo della Bellezza divina, capace di risvegliare e nutrire le “ali” dell’anima, cioè la sua capacità di elevarsi verso il mondo delle Idee.

Chi invece è ignorante o corrotto non comprende questo valore spirituale e si limita a soddisfare i piaceri corporei, senza timore o vergogna, simile a una bestia. L’amore vero provoca nell’anima sensazioni forti e contrastanti: gioia e desiderio quando l’amato è presente, sofferenza e smarrimento quando è assente. Platone paragona il tormento dell’anima al dolore dei bambini quando spuntano i denti: le ali crescono lentamente e l’anima soffre fino a poter volare di nuovo.

In questo stato di passione, l’anima dimentica tutto il resto: famiglia, amici, ricchezze e convenzioni sociali, concentrandosi completamente sull’oggetto del suo amore. Ma questa follia amorosa non è solo turbamento: se guidata correttamente, diventa un mezzo per avvicinarsi alla Bellezza ideale e al Bene, facendo dell’amore un’esperienza spirituale capace di elevare l’anima oltre il mondo sensibile.


martedì 3 marzo 2026

L’immortalità dell’anima



Questo brano è tratto dal Fedone di Platone e parla dell’immortalità dell’anima.
Nel dialogo, Socrate cerca di dimostrare che l’anima è immortale. 
Il suo ragionamento parte dalla distinzione tra due realtà:
  • il mondo visibile, fatto di cose materiali che cambiano e si corrompono;
  • il mondo invisibile, cioè quello delle idee, che è eterno e immutabile.

Secondo Socrate, il corpo appartiene al mondo visibile: è materiale, soggetto a cambiamenti e destinato a morire. L’anima, invece, è più simile alle realtà invisibili: non si vede, è capace di conoscere le idee ed è quindi più vicina a ciò che è eterno. Proprio per questa somiglianza con il mondo delle idee, l’anima non può dissolversi come il corpo e quindi è immortale.
Nel testo si dice anche che il vero filosofo non deve temere la morte. Infatti la filosofia è una “preparazione alla morte”: significa imparare a distaccarsi dai desideri del corpo e a concentrarsi sulla vita dell’anima e sulla ricerca della verità. Dopo la morte, l’anima del giusto potrà vivere in una condizione migliore, mentre quella di chi ha vissuto male subirà conseguenze negative.

Il mito di Theuth


Il mito di Theuth si trova nel dialogo Fedro di Platone. In questo racconto, Socrate narra una storia ambientata in Egitto per spiegare perché Platone diffida della scrittura e preferisce il dialogo orale.

Il dio Theuthinventore di molte arti come il calcolo e l’alfabeto, presenta le sue invenzioni al re Thamus. Quando parla della scrittura, Theuth sostiene che essa renderà gli uomini più sapienti e migliorerà la memoria, perché sarà un aiuto per ricordare le cose. Ma il re non è d’accordo. Secondo Thamus, la scrittura non rafforza la memoria, ma la indebolisce: gli uomini, affidandosi ai testi scritti, non eserciteranno più la memoria e dimenticheranno le cose. Inoltre, la scrittura non dà vera sapienza, ma solo l’apparenza del sapere. Chi legge può credere di sapere molto, ma in realtà non ha una conoscenza profonda, perché non ha imparato attraverso il dialogo e la riflessione personale.
Socrate aggiunge che lo scritto è come un dipinto: sembra vivo, ma se gli fai una domanda non può rispondere. Una volta scritto, un testo non può difendersi, spiegarsi meglio o adattarsi a chi lo legge. Per questo motivo Platone considera superiore il dialogo orale, perché nel dialogo chi parla e chi ascolta possono fare domande, chiarire dubbi e cercare insieme la verità.

giovedì 19 febbraio 2026

Platone

 Platone 


Nonostante le origini nobili lo spingessero verso la vita pubblica, Platone rimane profondamente deluso dai governi della sua città. In particolare la condanna morte di Socrate rappresenta per lui il punto di non ritorno. Platone vede in Socrate un modello da seguire per la ricerca di definizioni stabili e valori universali.

Obiettivo: creare un pensiero capace di orientare nuovamente la 
società verso il bene e la giustizia. 

Platone è convinto che per cambiare la vita delle persone e la politica si debba partire dalla filosofia. Solo la filosofia, infatti, può offrire certezze solide su cui costruire una società nuova, ordinata e giusta.

Nel 387 a.C. Platone istituì l’Accademia. Essa era un’associazione religiosa dedicata al culto delle Muse, ma soprattutto un luogo di studi in cui Platone teneva le sue lezioni, sviluppando un dibattito interno molto ampio e approfondito.

Per Platone, l’essenza della filosofia è rappresentata dal modello socratico, che si basava sull’indagine condivisa, e non a caso la maggioranza delle sue opere ha forma dialogica. I dialoghi platonici sono popolati di personaggi che esprimono ognuno la propria opinione: conversano tra loro, fanno domande, danno risposte e manifestano un differente punto di vista su un tema comune.
Le caratteristiche essenziali dello scambio verbale possono essere così riassunte e schematizzate:
- gli interlocutori dei dialoghi sono, in genere, persone ben identificate, in numero definito e limitato.
- La finalità dei dialoghi è la ricerca della verità perseguita con metodo e rigore razionale.
- I dialoghi privilegiano i discorsi brevi, con domande e risposte rapide.

Nelle sue opere Platone sa miscelare le parti concettuali con quelle narrative. Il mito platonico ha una duplice funzione:
- serve per comunicare in modo più accessibile e intuitivo dottrine particolarmente difficili.
- viene utilizzato per alludere a realtà che vanno al di là dei limiti dell’indagine razionale.


La teoria delle idee


Platone distingue due livelli della realtà:
- Il mondo sensibile → quello che vediamo e tocchiamo, che cambia continuamente ed è imperfetto 
- Il mondo delle idee → invisibile, perfetto, eterno e immutabile 
Platone parte dal pensiero di Socrate: se una persona conosce davvero il bene, allora agirà bene.

Il problema è capire: “che cos’è il bene?” “Come possiamo conoscerlo?”
Secondo Platone, i sensi non bastano, perché ciò che percepiamo cambia e varia da persona a persona.


Nel Fedone, Platone spiega il suo percorso con una metafora:

  • Prima navigazione → come una barca spinta dal vento. È il periodo in cui segue i filosofi naturalisti, che spiegavano tutto con elementi materiali (acqua, aria, fuoco…).
  • Seconda navigazione → quando il vento manca e bisogna usare i remi. Platone capisce che le spiegazioni solo materiali non bastano e decide di cercare la verità con la ragione.
ESEMPIO 
Perché Socrate è in carcere?
- Spiegazione materiale: ha un corpo, ha camminato fin lì.
- Vera causa: ha scelto moralmente di rispettare le leggi.

Quindi la vera causa non è materiale, ma morale e ideale.

Per Platone le idee non sono pensieri nella nostra mente ma sono realtà vere, eterne, perfette ed esistono in un mondo superiore chiamato iperuranio. Esse si conoscono con l’intelletto, non con i sensi.
Le idee sono il vero essere.


Le cose sono collegate alle idee in tre modi:
  1. Mimèsi (imitazione) → le cose imitano le idee.
  2. Metessi (partecipazione) → le cose partecipano della perfezione delle idee.
  3. Parusia (presenza) → le idee si manifestano nelle cose.

I sofisti dicevano: “La verità è relativa”.
Platone invece dice: esistono idee universali (Bene, Giustizia, Bellezza) valide per tutti.

Quindi la verità è oggettiva, non dipende dall’opinione.


Tipi di idee
  • Idee morali (Bene, Giustizia, Bellezza)
  • Idee matematiche (numero, cerchio, triangolo)
  • Idee di oggetti naturali (uomo, animale)
  • Idee di oggetti artificiali (letto, tavolo…)
Al vertice di tutto c’è l’Idea del Bene, la più importante.


Parmenide diceva che l’essere è unico e immobile. Platone non è d’accordo. Dice che l’essere è molteplice e in relazione.
Introduce i cinque generi sommi, che valgono per ogni cosa:
  1. Essere
  2. Identico, ogni cosa è identica a se stessa 
  3. Diverso,  ogni cosa è diversa dalle altre
  4. Quiete, ogni cosa è in quiete
  5. Movimento, ogni cosa è anche in movimento (nel tempo) 

La concezione della conoscenza 

Per Platone, le idee (come Bene, Bello, Giusto) sono perfette, eterne e immutabili, mentre le cose che vediamo nel mondo sono imperfette e mutevoli.
Ma allora: come possiamo conoscere le idee?

Nel dialogo Menone, Platone spiega che prima di nascere, l’anima viveva nel mondo delle ideeLì contemplava e conosceva tutte le idee. Quando si incarna nel corpo, dimentica tutto.
Conoscere significa quindi ricordare (anamnesi).
→ L’esperienza sensibile non insegna qualcosa di nuovo, ma fa riaffiorare un ricordo.

Platone distingue due livelli della realtà (dualismo ontologico):
- Mondo delle idee → perfetto, eterno
- Mondo sensibile → imperfetto, mutevole

A questi corrispondono due tipi di conoscenza (dualismo gnoseologico):
- Scienza (epistéme) → conoscenza vera e stabile → riguarda le idee
- Opinione (dóxa) → conoscenza incerta → riguarda le cose sensibili

Più qualcosa “è” davvero (ha vero essere), più è conoscibile. Il nulla, invece, è inconoscibile.

“Ciò che è veramente, è veramente conoscibile.”


I 4 GRADI DELLA CONOSCENZA 

Nella Repubblica Platone divide la conoscenza in 4 livelli:

  1. Immaginazione (eikasía): Riguarda ombre e immagini → è il livello più basso.
  2. Credenza (pístis): Riguarda le cose sensibili reali.

→ Questi due formano l’opinione (dóxa).
  1. Ragione scientifica (diánoia): Riguarda enti matematici (numeri, figure).
  2. Intelligenza filosofica (noésis): Riguarda le idee, soprattutto l’idea del Bene.

→ Questi due formano la scienza (epistéme).


Solo il filosofo arriva al livello più alto.


La dialettica è il metodo del filosofo. Essa è l’arte del dialogoil metodo per capire le relazioni tra le idee, la tecnica per arrivare alla verità.
La dialettica funziona in due modi:
Sintesi → unire molte cose sotto un’unica idea.
Analisi (divisione) → dividere un concetto nelle sue parti per definirlo con precisione.


La dottrina etica: l’anima, l’amore e la virtù


Per Platone la filosofia nasce dall’esigenza di migliorare l’uomo e, attraverso di lui, anche la società. Con la teoria delle idee, e in particolare con l’idea del Bene, egli supera il relativismo dei sofisti.

Nel dialogo Fedone, Platone sostiene che l’anima è immortale
Lo dimostra con diversi argomenti:
- la reminiscenza: se conosciamo le idee eterne, significa che l’anima le ha viste prima di nascere;
- l’anima è simile alle idee, quindi è eterna e immutabile;
- l’anima è principio di vita e non può accogliere la morte.


Dopo la morte, le anime ricevono un destino diverso a seconda di come hanno vissuto: quelle giuste vengono premiate, quelle ingiuste punite. Per questo è fondamentale prendersi cura dell’anima.

LE 3 PARTI DELL’ANIMA
Platone divide l’anima in tre parti:
  1. razionale (ragione)
  2. irascibile (coraggio)
  3. concupiscibile (desideri)

Nel Fedro questa divisione è spiegata con il mito del carro alato: la ragione (auriga) deve guidare e controllare i due cavalli, uno buono (coraggio) e uno ribelle (desideri). La virtù consiste nell’equilibrio tra queste parti.

Nel Simposio, Platone descrive l’amore (Eros) come una forza intermedia tra umano e divino. Amare significa desiderare ciò che non si possiede, cioè il Bello e il Bene. L’amore parte dalla bellezza fisica, ma può portare l’anima ad elevarsi fino alla Bellezza ideale.

LE VIRTÙ 
Le quattro virtù fondamentali sono:
- saggezza (della ragione)
- coraggio (della parte irascibile)
- temperanza (controllo dei desideri)
- giustizia, che è l’armonia tra tutte le parti dell’anima.

mercoledì 18 febbraio 2026

Socrate

 Socrate 



Socrate non scrisse nulla e dunque non lascia testimonianza diretta di sé. Egli preferiva il contatto immediato con le persone ed era solito parlare con essi senza la mediazione della scrittura.
→ Sulla figura e sul pensiero di questo personaggio abbiamo molte testimonianze indirette, tra cui spicca quella di Platone, che fu suo discepolo.


Nel 399 a.C. Socrate fu processato da un tribunale popolare di Atene e condannato a morte. 
Le cause di questa decisione sono legate alla vita politica di Atene. Socrate fu messo a morte proprio durante il periodo della restaurata democrazia. 
→ Socrate veniva visto come elemento destabilizzante per i nuovi equilibri politici, oltre che come l’ispiratore di alcuni esponenti dell’aristocrazia.
→ Socrate sembrava mettere in dubbio le verità consolidate e la stessa religiosità tradizionale, per affermare una nuova libertà e una nuova cura, quella dell’anima.

La condanna fu eseguita soltanto dopo un mese. Egli trascorse serenamente in carcere quel periodo di attesa. L’ultimo giorno, dopo essersi lavato per giungere puro all’ora decisiva, appena tramontato il sole, bevve con serenità la cicuta. 
Socrate visse la sua vita all’insegna del rigore morale e del perfezionamento interiore.

Ma perché Socrate è da considerarsi il più saggio? 
Socrate è il più saggio perché sa di non sapere, mentre gli altri mancano di tale consapevolezza e anzi spesso si vantano di sapere ogni cosa.

Socrate metteva in crisi coloro con cui dialogava, insinuando in loro il dubbio o, più esattamente, quell’attitudine tipica della filosofia a chiedersi sempre il perché delle cose.
Socrate non arrivò a formulare concetti universali. Il suo intento fu quello di giungere a una definizione soddisfacente dell’argomento trattato, che consentisse un accordo linguistico e concettuale tra gli interlocutori.

IL METODO SOCRATICO 
Il metodo adottato da Socrate si componeva di due momenti fondamentali:
- Uno critico e “negativo”, l’ironia 
- L’altro costruttivo e “positivo”, la maieutica

L’IRONIA 
Socrate chiedeva ai suoi interlocutori di pronunciarsi su un particolare tema e, ascoltando la risposta, mostrava di accettarla come valida. Egli dichiarava di non conoscere l’argomento in questione. Poco per volta però, attraverso le varie definizioni proposte e spesso contraddittorie, risultava chiaro che anche l’interlocutore non sapeva realmente che cosa fosse ciò di cui si parlava. Ecco che la maschera dell’ignoranza, assunta da Socrate, si rivelava come lo strumento più efficace per mettere a nudo l’ignoranza altrui.

LA MAIEUTICA 
Il fine del momento maieutico era quello di far capire quanto fosse importante ricercare sempre e incessantemente la verità.
Socrate affermava di svolgere lo stesso mestiere della madre, che era una levatrice, con la differenza che egli aiutava a partorire non i corpi, ma le idee. Per questo il suo metodo veniva definito “maieutico”.

- Socrate, come le levatrici greche, che erano tutte anziane e non potevano dunque più partorire,            non poteva egli stesso proporre nuove conoscenze
- La sua missione consisteva nell’esaminare e nel mettere alla prova i giovani, in modo da capire se le loro intelligenze fossero degne di essere sostenute o da lasciar cadere.
- Perché il dialogo conseguisse gli esiti desiderati era necessario che ci fosse fiducia reciproca e una comune aspirazione alla verità.

Socrate afferma che chi conosce il bene non può commettere il male, ritenendo che la virtù morale derivi dalla retta consapevolezza del bene (intellettualismo etico). 
Intellettualismo etico = una concezione che pone in primo piano l’intelletto rispetto alle passioni o alla volontà. 
Socrate intende la filosofia come stile di vita finalizzato alla costante riflessione razionale, infatti la virtù è conoscenza. Essa coincide con l’utilizzo della ragione che consente di individuare ciò che è bene per sé stessi e per la comunità, quindi  illumina e guida l’azione degli uomini.

Per Socrate l’anima è la dimensione più profonda dell’uomo, è la sua personalità morale: guardando nell’anima, l’uomo scopre ciò che è veramente bene fare. Socrate vede quindi nella cura dell’anima la più importante delle attività umane, per il semplice motivo che è l’anima ciò che qualifica l’uomo come tale.

domenica 14 dicembre 2025

I sofisti

 I sofisti 


V secolo, Atene

La filosofia muta profondamente: l’attenzione si sposta dalla natura all'uomo e alla società

  • Etica e politica diventano i contenuti prioritari della filosofia.
  • Retorica ed eloquenza si affermano come gli strumenti migliori per affrontare le discussioni.

Metodo filosofico: linguaggio filosofico immediato e aperto alla comunicazione con un vasto pubblico


Si acquisisce il senso di responsabilità dell'uomo e la consapevolezza del suo valore e della sua dignità.

→ Espressione di ciò é l’attuazione della democrazia, la forma politica che più di ogni altra valorizza l'individuo, la sua libertà e le sue capacità.


Democrazia diretta: i cittadini, con la parola e la discussione pubblica, contribuiscono all’elaborazione di un pensiero condiviso.

→ La filosofia diventa una disciplina fondamentale nella formazione dei cittadini.


Sofista= "sapientissimo .

I sofisti sono considerati i primi insegnanti a pagamento della storia. Con essi, l'esercizio del sapere diventa un mestiere che esercitano spostandosi da un luogo all'altro in cerca di discepoli. Ciò consentiva loro di acquisire una mentalità aperta e cosmopolita.

Il loro fine principale e quello del sapere inteso come unico fondamento della virtù.

→ La nuova virtù coincideva con la capacità di vivere in società, di saper partecipare ai pubblici dibattiti, di essere in grado di convincere gli altri della propria idea.


I sofisti si dedicano a formare i giovani per renderli adatti alle nuove esigenze della vita sociale. Vengono addestrati nell' "arte politica", consapevoli che non ci sia una verità unica e assoluta ma verità condivise e convenienti alla società.



Protagora


“L'uomo è misura di tutte le cose: delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono”


→ L'uomo può essere inteso come:

  • individuo singolo, quindi le cose appaiono diverse a seconda dei punti di vista soggettivi
  • umanità, genere umano, dunque la percezione e la valutazione della realtà dipendono dalla particolare conformazione mentale degli uomini
  • civiltà →, popolo, per cui le cose sono valutate in modo diverso a seconda delle abitudini e delle convinzioni delle comunità a cui gli uomini appartengono

Visione relativistica: non esiste una verità assoluta ma si devono ammettere diverse interpretazioni delle cose e dei fenomeni.


→ Non vi è una legge naturale e universale che stabilisca ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ciò che è bene e ciò che è male.


Criterio di giudizio: secondo Protagora è rappresentato dall'utile, inteso come ciò che si concorda essere il bene del singolo e della comunità.


La verità è affidata alla forza della persuasione. Coloro che possiedono gli strumenti logici ed espressivi più efficaci possono convincere gli altri della validità delle proprie posizioni. 


Retorica = arte di persuadere l'uditorio mediante un linguaggio chiaro, semplice e convincente.

Metodo protagoreo: metodo dell'antilogia, si fonda sul presupposto che su ogni cosa sia sempre possibile addurre argomenti a favore e contrari. 



Lo sviluppo della civiltà è dovuto a:

  • Tecniche, grazie cui l'uomo trasforma l'ambiente naturale sottomettendolo ai propri bisogni
  • Politica, tecnica posseduta indifferentemente da tutti gli uomini
→ Si afferma l'idea che tutti siano dotati della virtù politica e che possono perfezionarla con l'educazione.





Gorgia 

Il relativismo dei valori porta alla possibilità di avere punti di vista diversi sulla stessa cosa.

→ Il linguaggio non si identifica più con l'essere (come per Parmenide); si crea una frattura tra linguaggio e cose.


Il sofista siciliano Gorgia porta il relativismo alle estreme conseguenze. Sganciato da ogni criterio di verità di tipo universale, il discorso è tutto.

→ Gorgia elogia la parola come forza conquistatrice


Scetticismo metafisico di Gorgia:


  • non esiste nullo di oggettivo
  • se le cose esistessero, l'uomo non potrebbe conoscerle, pensarle o comprenderle
  • anche se conoscibili, non sarebbero comunicabili perchè la parola non può identificarsi con la realtà.

Secondo Gorgia l’essere non esiste e se esistesse non potremmo conoscerlo. Se lo conoscessimo non potremmo comunicarlo a causa della differenza tra pensiero, cose e parole.


→ Non é possibile affermare una verità assoluta. La credibilità dipende dalla forza persuasiva delle parole.


Il linguaggio è illusorio (gioco, ludere). Non rappresenta la realtà ma ha il potere di persuadere, affascinare e influenzare gli uomini.


Secondo Gorgia l'esistenza è irrazionale e misteriosa. Gli uomini non sono liberi né responsabili, ma soggetti a forze incontrollabili (fato, caso, passioni, forza persuasiva delle parole).


Prodico di Ceo


→ Gorgia porta lo sofistica al nichilismo ("niente"). Nega la conoscenza oggettiva e universale. Si concentra sulla forza persuasiva del linguaggio.


Prodico di Ceo si concentra sul linguaggio. Egli ebbe un particolare interesse per l'etimologia

(studio del significato originario delle parole). Credeva che le parole avessero origine convenzionale, e cioè che nascessero da un accordo tra popoli

→ Sviluppo l’arte dei sinonimi per classificare le sfumature dei vocaboli, evidenziando una connessione tra nome e cosa.


Prodico di Ceo vede il mondo umano come frutto della cultura e del processo simbolico.





Ippia, Antifonte e Trasimaco 


Tema centrale: origine, validità e rapporto delle leggi con la natura

Ippia e Antifonte teorizzarono la superiorità della legge di natura, considerata immutabile e uguale per tutti in ogni paese.
Secondo questi sofisti, gli esseri umani sono tutti uguali mentre le leggi e le consuetudini sociali mettono in atto discriminazione e ineguaglianza.

Secondo Trasimaco (sofista- politico), le leggi sono strumenti di cui i gruppi più forti si servono per garantire i propri interessi a scapito dei più deboli.

→ la giustizia coincide con l'insieme di norme inventate dalle classi potenti per garantire i propri privilegi. 


IV secolo a.C. → dissoluzione del movimento sofistico 

La retorica si trasforma in “eristica”, che significa letteralmente “arte di battagliare (con le parole)” al fine di ottenere una vittoria sull’avversario.




Eros, un demone dalla duplice natura

Nel Simposio , Socrate racconta ciò che gli insegnò Diotima , una sacerdotessa di Mantinea, sul significato e la natura di Eros, l’Amore . E...