mercoledì 4 marzo 2026

Eros, un demone dalla duplice natura


Nel Simposio, Socrate racconta ciò che gli insegnò Diotima, una sacerdotessa di Mantinea, sul significato e la natura di Eros, l’Amore. Eros non è né un dio né un uomo, ma un demone intermedio che sta a metà tra mortale e immortale. La sua funzione è quella di mettere in comunicazione gli uomini con gli dei, trasmettendo agli dei le richieste e i desideri degli uomini, e agli uomini i doni e i messaggi degli dei.
Il mito dei suoi genitori spiega la sua duplice natura: Penia (Povertà), madre, gli conferisce bisogno, desiderio e privazioni; Poro (Espediente), padre, gli dà audacia, intraprendenza e capacità di ingegno. Per questo Eros è simultaneamente povero e risoluto, mai completamente ricco né completamente privo, e incarna la tensione tra mancanza e aspirazione. La nascita di Eros coincide con quella di Afrodite, dea della bellezza, e per questo il demone diventa naturalmente amante del bello.
Eros è anche un filosofo, nel senso che ama la conoscenza e sta a metà strada tra il sapiente e l’ignorante. I sapienti non desiderano più nulla perché possiedono già la verità; gli ignoranti non aspirano alla saggezza perché non sentono di mancarne. Eros, invece, desidera ciò che non possiede: la bellezza, la sapienza, la perfezione. Questo amore per il bello avvia l’anima alla conoscenza, facendo percepire nel mondo sensibile riflessi della Bellezza ideale, come Platone descrive anche nel Fedro.
In questo senso, l’amore e la filosofia hanno la stessa radice: riconoscere la propria mancanza e cercare ciò che è più alto e perfetto. L’amore per la bellezza fisica è l’inizio di un percorso che conduce a contemplare altre bellezze, altre virtù, e infine alla verità. Amare significa accorgersi di essere incompleti e desiderare di colmare questa mancanza, così come filosofare significa cercare la conoscenza e la saggezza che ancora non si possiedono.

La follia amorosa e i suoi effetti sull’anima


Nel Fedro, Platone descrive la follia amorosa come un’esperienza che coinvolge profondamente l’anima. La bellezza è la forma ideale più luminosa e amabile, percepibile dai sensi soprattutto con la vista, e riflette la perfezione che l’anima ha contemplato prima di incarnarsi nel corpo. Chi riesce a riconoscerla sulla terra, cioè chi ha un’anima purificata o “iniziata”, prova stupore e rispetto: l’amato diventa simbolo della Bellezza divina, capace di risvegliare e nutrire le “ali” dell’anima, cioè la sua capacità di elevarsi verso il mondo delle Idee.

Chi invece è ignorante o corrotto non comprende questo valore spirituale e si limita a soddisfare i piaceri corporei, senza timore o vergogna, simile a una bestia. L’amore vero provoca nell’anima sensazioni forti e contrastanti: gioia e desiderio quando l’amato è presente, sofferenza e smarrimento quando è assente. Platone paragona il tormento dell’anima al dolore dei bambini quando spuntano i denti: le ali crescono lentamente e l’anima soffre fino a poter volare di nuovo.

In questo stato di passione, l’anima dimentica tutto il resto: famiglia, amici, ricchezze e convenzioni sociali, concentrandosi completamente sull’oggetto del suo amore. Ma questa follia amorosa non è solo turbamento: se guidata correttamente, diventa un mezzo per avvicinarsi alla Bellezza ideale e al Bene, facendo dell’amore un’esperienza spirituale capace di elevare l’anima oltre il mondo sensibile.


Eros, un demone dalla duplice natura

Nel Simposio , Socrate racconta ciò che gli insegnò Diotima , una sacerdotessa di Mantinea, sul significato e la natura di Eros, l’Amore . E...