martedì 3 marzo 2026

L’immortalità dell’anima



Questo brano è tratto dal Fedone di Platone e parla dell’immortalità dell’anima.
Nel dialogo, Socrate cerca di dimostrare che l’anima è immortale. 
Il suo ragionamento parte dalla distinzione tra due realtà:
  • il mondo visibile, fatto di cose materiali che cambiano e si corrompono;
  • il mondo invisibile, cioè quello delle idee, che è eterno e immutabile.

Secondo Socrate, il corpo appartiene al mondo visibile: è materiale, soggetto a cambiamenti e destinato a morire. L’anima, invece, è più simile alle realtà invisibili: non si vede, è capace di conoscere le idee ed è quindi più vicina a ciò che è eterno. Proprio per questa somiglianza con il mondo delle idee, l’anima non può dissolversi come il corpo e quindi è immortale.
Nel testo si dice anche che il vero filosofo non deve temere la morte. Infatti la filosofia è una “preparazione alla morte”: significa imparare a distaccarsi dai desideri del corpo e a concentrarsi sulla vita dell’anima e sulla ricerca della verità. Dopo la morte, l’anima del giusto potrà vivere in una condizione migliore, mentre quella di chi ha vissuto male subirà conseguenze negative.

Il mito di Theuth


Il mito di Theuth si trova nel dialogo Fedro di Platone. In questo racconto, Socrate narra una storia ambientata in Egitto per spiegare perché Platone diffida della scrittura e preferisce il dialogo orale.

Il dio Theuthinventore di molte arti come il calcolo e l’alfabeto, presenta le sue invenzioni al re Thamus. Quando parla della scrittura, Theuth sostiene che essa renderà gli uomini più sapienti e migliorerà la memoria, perché sarà un aiuto per ricordare le cose. Ma il re non è d’accordo. Secondo Thamus, la scrittura non rafforza la memoria, ma la indebolisce: gli uomini, affidandosi ai testi scritti, non eserciteranno più la memoria e dimenticheranno le cose. Inoltre, la scrittura non dà vera sapienza, ma solo l’apparenza del sapere. Chi legge può credere di sapere molto, ma in realtà non ha una conoscenza profonda, perché non ha imparato attraverso il dialogo e la riflessione personale.
Socrate aggiunge che lo scritto è come un dipinto: sembra vivo, ma se gli fai una domanda non può rispondere. Una volta scritto, un testo non può difendersi, spiegarsi meglio o adattarsi a chi lo legge. Per questo motivo Platone considera superiore il dialogo orale, perché nel dialogo chi parla e chi ascolta possono fare domande, chiarire dubbi e cercare insieme la verità.

Eros, un demone dalla duplice natura

Nel Simposio , Socrate racconta ciò che gli insegnò Diotima , una sacerdotessa di Mantinea, sul significato e la natura di Eros, l’Amore . E...