Socrate
Socrate non scrisse nulla e dunque non lascia testimonianza diretta di sé. Egli preferiva il contatto immediato con le persone ed era solito parlare con essi senza la mediazione della scrittura.
→ Sulla figura e sul pensiero di questo personaggio abbiamo molte testimonianze indirette, tra cui spicca quella di Platone, che fu suo discepolo.
Nel 399 a.C. Socrate fu processato da un tribunale popolare di Atene e condannato a morte.
Le cause di questa decisione sono legate alla vita politica di Atene. Socrate fu messo a morte proprio durante il periodo della restaurata democrazia.
→ Socrate veniva visto come elemento destabilizzante per i nuovi equilibri politici, oltre che come l’ispiratore di alcuni esponenti dell’aristocrazia.
→ Socrate sembrava mettere in dubbio le verità consolidate e la stessa religiosità tradizionale, per affermare una nuova libertà e una nuova cura, quella dell’anima.
La condanna fu eseguita soltanto dopo un mese. Egli trascorse serenamente in carcere quel periodo di attesa. L’ultimo giorno, dopo essersi lavato per giungere puro all’ora decisiva, appena tramontato il sole, bevve con serenità la cicuta.
Socrate visse la sua vita all’insegna del rigore morale e del perfezionamento interiore.
Ma perché Socrate è da considerarsi il più saggio?
Socrate è il più saggio perché sa di non sapere, mentre gli altri mancano di tale consapevolezza e anzi spesso si vantano di sapere ogni cosa.
Socrate metteva in crisi coloro con cui dialogava, insinuando in loro il dubbio o, più esattamente, quell’attitudine tipica della filosofia a chiedersi sempre il perché delle cose.
Socrate non arrivò a formulare concetti universali. Il suo intento fu quello di giungere a una definizione soddisfacente dell’argomento trattato, che consentisse un accordo linguistico e concettuale tra gli interlocutori.
IL METODO SOCRATICO
Il metodo adottato da Socrate si componeva di due momenti fondamentali:
- Uno critico e “negativo”, l’ironia
- L’altro costruttivo e “positivo”, la maieutica
L’IRONIA
Socrate chiedeva ai suoi interlocutori di pronunciarsi su un particolare tema e, ascoltando la risposta, mostrava di accettarla come valida. Egli dichiarava di non conoscere l’argomento in questione. Poco per volta però, attraverso le varie definizioni proposte e spesso contraddittorie, risultava chiaro che anche l’interlocutore non sapeva realmente che cosa fosse ciò di cui si parlava. Ecco che la maschera dell’ignoranza, assunta da Socrate, si rivelava come lo strumento più efficace per mettere a nudo l’ignoranza altrui.
LA MAIEUTICA
Il fine del momento maieutico era quello di far capire quanto fosse importante ricercare sempre e incessantemente la verità.
Socrate affermava di svolgere lo stesso mestiere della madre, che era una levatrice, con la differenza che egli aiutava a partorire non i corpi, ma le idee. Per questo il suo metodo veniva definito “maieutico”.
- Socrate, come le levatrici greche, che erano tutte anziane e non potevano dunque più partorire, non poteva egli stesso proporre nuove conoscenze.
- La sua missione consisteva nell’esaminare e nel mettere alla prova i giovani, in modo da capire se le loro intelligenze fossero degne di essere sostenute o da lasciar cadere.
- Perché il dialogo conseguisse gli esiti desiderati era necessario che ci fosse fiducia reciproca e una comune aspirazione alla verità.
Socrate afferma che chi conosce il bene non può commettere il male, ritenendo che la virtù morale derivi dalla retta consapevolezza del bene (intellettualismo etico).
Intellettualismo etico = una concezione che pone in primo piano l’intelletto rispetto alle passioni o alla volontà.
Socrate intende la filosofia come stile di vita finalizzato alla costante riflessione razionale, infatti la virtù è conoscenza. Essa coincide con l’utilizzo della ragione che consente di individuare ciò che è bene per sé stessi e per la comunità, quindi illumina e guida l’azione degli uomini.
Per Socrate l’anima è la dimensione più profonda dell’uomo, è la sua personalità morale: guardando nell’anima, l’uomo scopre ciò che è veramente bene fare. Socrate vede quindi nella cura dell’anima la più importante delle attività umane, per il semplice motivo che è l’anima ciò che qualifica l’uomo come tale.

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